Libri per bambini con il culto dell’immagine dalla collezione di Giuseppe Garrera

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Il libro per l’infanzia, fino agli anni Sessanta, tolte le sperimentazioni di Munari, era un libro prettamente scritto e solo accompagnato, ad intervalli, da alcune tavole illustrative del contenuto. Ma tra gli anni Sessanta e Settanta molti editori sembrano far propria l’indicazione di Walter Benjamin che, ragionando intorno alla sua collezione di libri per bambini, parla della lettura parallela e autonoma che il bambino compie immergendosi e perdendosi nelle illustrazioni, tralasciando la riva logico-verbale, tanto che le illustrazioni vengono a costituire un senso ulteriore che il bambino avrà della storia.

In molti casi il racconto appare come un pretesto verbale per dar vita a immagini assolute nelle forme, nei colori, e costruite proprio per la contemplazione visiva da parte del bambino; spesso sono realizzate interamente con l’aiuto della fotografia, o integrate con la grafica, per una resa che acuisca  la capacità di stupefazione. L’integrazione tra grafica e fotografia rende non essenziale il ricorso alle didascalie o alle parole o alle descrizioni, e anzi garantisce una resa pittorica d’incantamento che inscena, nella pagina bianca, qualcosa che somiglia ogni volta ad un’epifania. Qui il libro per bambini diviene luogo di sogno e di giustizia visiva.

Ma in quegli stessi anni, la presenza massiccia, forte, in alcuni sensi grave, della parola ideologizzata, dell’impegno pedagogico, dell’urgenza sociale, stimola anche e diversamente ad un uso sovversivo della fotografia: in questo caso allora le foto in un testo per bambini vengono impiegate non per sognare ma per educare alla realtà, per essere inchiodati alla realtà, senza infingimenti e addolcimenti: fanno apparire il mondo qual è, e cioè anche un luogo di ingiustizie e disuguaglianze intollerabili (le foto non si vergognano di mostrare i soldi e la povertà e la sventura sociale), danno al bambino una coscienza del mondo, una coscienza politica per affrontare, smascherare, o sfidare il mondo, e gli parlano, soprattutto visivamente, e in una sfiducia profonda nelle parole e nelle immagini convenzionali, del male, della guerra, della lotta di classe, del sesso, delle ipocrisie della società borghese, della sofferenza economica, dello sfruttamento capitalistico, dell’impostura di tutti i poteri costituiti: genitori, maestri, politici, forze dell’ordine, giudici. Qui il libro per bambini diviene luogo di lotta e di utopia.